Nella serata dedicata al Falò di Sant’Antonio le pantere ricevono la visita del Sacro Monte, formazione che già nel campionato UISP aveva dato qualche dispiacere ai ragazzi di Marzoli specie sotto le plance, dove Galbiati era risultato quasi incontenibile. All’appuntamento i padroni di casa si presentano senza le due torri Mocchetti e Camponeschi, con l’obbligo, quindi, di supplire alla carenza di centimetri con altre virtù.
La gara è piuttosto strana: Sacro Monte sceglie a lungo la zona (mantenuta per quasi tutta la gara) nonostante potrebbe vantare centimetri e chili, mentre le Pink accettano la sfida corpo a corpo e adottano una marcatura a uomo. Ne esce a lunghi tratti un tiro al bersaglio dalla distanza per i padroni di casa, premiati a fasi alterne dalle percentuali, ed un insistito gioco a due sull’asse Galbiati-Pacini con palla dentro-fuori per il Sacro Monte.
La generosa marcatura sui due lunghi ospiti permette di contenere lo strapotere fisico, e il primo quarto è arido di canestri da ambo le parti più del deserto dei Gobi: 12 a 9 per Sacro Monte è punteggio che dimostra l’ottima qualità difensiva della prova delle pantere e, al tempo stesso, la inaffidabilità del tiro da lontano. Nella seconda frazione ci vuole una fiammata di Scarpioni, alla sua ultima uscita stagionale prima della sua spedizione africana (in bocca al lupo, immenso Gio!!!) con tre triple in pochi istanti per ridare fiducia alle pantere, che rimettono il muso avanti nonostante la partita si vada incanalando verso i binari del nervosismo a causa di una direzione di gara patentemente insufficiente. Il parziale di 21 a 14 ribalta la partita e alla pausa lunga il 30 a 26 permette di esaminare gli errori con la serenità, comunque, di condurre la partita pur di poche lunghezze.
Il piano tattico del secondo tempo viene scrupolosamente osservato, allora, dalle pantere: meno tiri da lontano e molta più aggressione nella zona pitturata, senza temere eccessivamente il totem avversario.
La scelta è premiante: pur nell’altalena del punteggio, le pink reggono l’urto, alzando anche la pressione difensiva e, pur se la terza frazione è ancora appannaggio degli ospiti, la sensazione è che l’equilibrio rappresenti per i padroni di casa un buon viatico per la volata finale.
Solo nell’ultimo quarto, infatti, si decide la sfida, proprio nelle battute conclusive: tre ricami di Juanito e due magie di Scarpioni fanno da cornice ad una prova di grande sostanza, macchiata da qualche rara amnesia ma senz’altro importante.
Finisce, contro un’avversaria di primo livello, 62 a 59.
I tabellini:
Scarpioni 21, Macchi 16, Gallo Stampino 9, Brezzi 6, Violante 6, Tonta 2, Villa 2, Forni 0, Prevosti 0.
Le pagelle:
Le Coq: 7,5. Pulito nella guida come l’Alain Prost dei tempi d’oro, ha sempre il controllo della squadra, cui dà gli impulsi giusti con la puntualità di una dinamo. Condisce la prova da direttore d’orchestra con nove invisibili punti, ennesima dimostrazione del concentrato di fosforo cestistico. Talento.
Prevo: 7. Non inganni il tabellino a 0 punti. Prova davvero convincente per applicazione e dedizione, in cui difensivamente aggredisce gli avversari senza mai cedere un passo né perdere il controllo, neppure quando la gara diventa, a tratti parecchio fisica. Assaltatore.
Dani: 7. A dispetto del deficit offensivo, produce, come sempre, energia a profusione. Difensivamente è sempre il più aggressivo e reattivo, recuperando palloni senza mai temere di sbucciarsi le ginocchia. Energizer.
Juanito: 7,5. Qualche errore inconsueto e qualche pausa non bastano a ridimensionare la prestazione sontuosa nel finale, dove – con qualche legittimo egoismo – piazza il parziale che decide la partita. Chirurgo.
Il capitano: 6,5. Da lontano non ci prende mai, ma perlomeno seleziona quasi sempre i tiri giusti. Nobilita la prestazione, non certo brillante, con una inconsueta produttività a rimbalzo. Riciclato.
Gio: 7. Due strappi da cinque minuti l’uno bastano a piazzare 21 punti e tenere i suoi in scia. Giustamente innervosito da un arbitraggio del tutto carente, deve accontentarsi di chiudere la sua stagione personale senza aver scavalcato il secondo marcatore ogni epoca in maglia pink. Mission (im)possible.
Frank: 7,5. Quaranta minuti – al netto di brevi riposi – a fare a sportellate rendendo venti chili di peso sono tanta roba. Se poi il diretto avversario, alla fine, non riesce ad essere decisivo nonostante una buona prova, il merito è senz’altro prevalentemente suo. Lottatore.
Lollo: 7. Chiude tutti gli spazi difensivi che lasciano i compagni, spendendo generosamente tutti i suoi falli. Contro lo Shackleford delle Prealpi regge egregiamente l’urto e condisce la partita anche con un morbidone alla Laimbeer dei suoi. Prezioso.
Dado: 7. Prestazione in intangibles quando ve ne fosse una. Tutte le cose importanti non finiscono nel tabellino (pur riccamente condito da rimbalzi e recuperi) e offensivamente ogni tiro è una sentenza. Pallacanestro allo stato puro.




